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venerdì 1 aprile 2011

Ritorno al passato - Kika il Mammut di Kikinda

C'è chi sostiene che scienza e tecnologia possano guidarci verso un nuovo sviluppo sostenibile senza quindi rinunciare a modernità e comfort così come siamo abituati ad intenderlo e chi ritiene invece che sia necessario ritornare al passato spogliandoci degli abiti modaioli, dei gadget elettronici, degli elettrodomestici, ...
Personalmente preferisco guardare in avanti ma se proprio dovessi cominciare una vita più semplice, con pochi indumenti dimessi, una dimora contadina ed un po di terra da coltivare vorrei un paio di bestie come queste.
Kika il Mammut di Kikinda

Mammut fossile Kikinda

 Le chiamerei Kiko e Kika e le terrei davanti casa o nella rimessa al posto del trattore.

Mammut fossile Kikinda
Questi pachidermi vivevano sul suolo europeo sino a 10000 anni fa e sono dei lontani parente dell'elefante. L'esemplare di queste foto è stato ritrovato nel 1996 a Kikinda (in Serbia) in una cava di argilla a 21 metri di profondità ed è esposto nel cortile del museo della città. Lo si può ammirare, fotografare,...persino accarezzare (anche perché è una fedele riproduzione di quello vero esposto all'interno del museo!)


Mammut fossile Kikinda ginocchio
Mammut fossile Kikinda ginocchioIl mistero della scomparsa dei mammut non è stato ancora decifrato. Si pensa ai cambiamenti climatici, alle epidemie. Vi sono prove che l'Homo Erectus se ne cibasse ma l'ipotesi che l'estinzione dei mammut sia da attribuire ai nostri antenati fu scartata (i casini li combiniamo solo ultimamente!)

Resti di Mammut sono frequenti, una zanna qui, un femore la, ma è raro trovarne di così integri. Il Mammut di Kikinda è completo. Si chiama Kika dal nome della città ed era una femmina di 64 anni. L'età è stata desunta dalle zanne la cui sezione mostrava degli anelli come i tronchi degli alberi. Altezza di 4,7 metri, zanne di 3,5 metri ed un peso da viva di 7 tonnellate con pelo corto di colore rosso-bruno.

La parola mammut proviene dalla Russia, dalla lingua tartara ed è legata alla parola mamma, che significa paese. In Siberia nel 1977 fu trovato Dina, un piccolo di mammut mummificato così ben conservato che alcuni scienziati provarono addirittura ad estrarne il DNA ma la sequenza risultò incompleta.

Mammut fossile Kikinda zanne
Riusciremo a clonarli?

Spero di no ma visto che ormai ci sentiamo in grado di domare l'atomo e la vita ne ordino due. Brucherebbero l'erba come capre, con un paio di zampate dissoderebbero il terreno e scommetto che non dovrei temere visite indesiderate. Certamente andrebbero un po addomesticati...
Kiko non fare la pupù davanti casa!

lunedì 28 marzo 2011

Balcani, alcune novità

Come ormai accade ogni anno eccoci nuovamente a Kikinda, in Serbia a rivedere parenti, amici e a spassarcela un po. Approfitterò anche per andare dal dentista che dopo l'esperienza positiva dell'anno scorso è diventato il mio dentista.

Per chi ha interessi in questa zona dei Balcani vorrei intanto segnalare alcune novità positive.

La prima riguarda la viabilità in Slovenia che è decisamente migliorata. L'autostrada che da Trieste porta a Zagabria è stata ultimata e si viaggia che è una bellezza. Non vi è più quell'interruzione che costringeva su di un lungo tratto di strada statale in corrispondenza del castello di Otocec lungo il fiume Krka. In termini di tempo, questo significa un'oretta di auto in meno.

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

Foto: il castello di Otocec su una piccola isola del fiume Krka, Slovenia

L'altra novità riguarda invece i documenti. Da giugno 2010 infatti anche in Serbia non è più richiesto il passaporto ed accettano la carta d'identità, una discreta semplificazione.

Il viaggio, da Pisa fino a Kikinda, rimane lungo è faticoso. Procedendo con andatura sostenuta e concedendosi qualche pausa per sgranchirsi le gambe si giunge a destinazione in poco meno di 14 ore e circa 1200 km di strada.

martedì 9 marzo 2010

La città di Kikinda e la cucina del Banat

A Kikinda e probabilmente in tutta questa area della Vojvodina (Serbia) chiamata Banat, la cucina ed altri usi risentono di molteplici influenze. Austrica, ungherese, greca, rumena per la vicinanza e la storia che ne ha accomunato le sorti, ma anche turca per via della lunga dominazione di questo popolo che fortunatamente si è fermato nei Balcani senza proseguire in Italia.

Sarma di crauti (Kiseli kupus) con carne affumicata (dimljeno meso)
Sarma di crauti (Kiseli kupus) con carne affumicata (dimljeno meso)
Per chi sopravvive con zucchine lesse e filetti di sogliola qui ingrasserà solo ad annusare il cibo. Hanno il mestolo pesante: zuppe di fagioli con stinco di maiale affumicato, salumi di tutte le sorti, sarme, pite, cevapcici, pljeskavice, cvarci... Il maiale regna sovrano.

otolette di maiale impanate e fritte e cotte in salsa di pomodoro con abbondante aglio (Bacvanske snicle)
Cotolette di maiale impanate e fritte e cotte in salsa di pomodoro con abbondante aglio (Bacvanske snicle)


I cibi in generale sono più genuini e difficilmente si trovano prodotti fuori stagione come pomodori o fragole in pieno inverno.

I cibi in generale sono più genuini e difficilmente si trovano prodotti fuori stagione come pomodori o fragole in pieno inverno.


La produzione è locale e la filiera cortissima. Per la grappa c'è la vicina di casa, per il kajmak la mamma dell'amica e così via sino a riempire frigo e dispensa senza aver messo piede in un supermercato. Non è raro trovare nelle terrazze e cantine trecce di salsicce a stagionare e botti di crauti o sottaceti.

I dolci poi sono delle opere multistrato, con attici, verande, bovindi, decorate ed addobbate in stile Austroungarico. Sono ricche di burro, cioccolato, panna e frutta secca. Ma coesistono con dolci di origine turca come le baklave, dei triangoli di sfoglia ripieni di frutta secca che galleggiano in acqua zuccherata. 

baklave
baklave
Nessun uomo può mangiarne più di una. La prima volta le provai su di un'isola della Croazia. Mia moglie me ne portò un vassoio giusto prima di sciogliere gli ormeggi per un giro in barca a vela. Nelle prime ore di navigazione bevvi una tanica d'acqua da 5 litri.

Così ben farciti di queste bombe caloriche si affrontano le rigide temperature esterne senza problemi, anzi si suda ed è comunque meglio se avete in programma lavori faticoso, tipo spostare delle automobili.

giovedì 4 marzo 2010

A Mokrin la 24-esima edizione del combattimento internazionale di oche

Oggi, alla 24-esima edizione del combattimento internazionale di oche, c'erano più fotografi che spettatori, forse alcune centinaia di individui, oche comprese. Il vento tagliente aveva dissuaso molti che si accontenteranno di leggere dell'evento sui giornali. Un uomo al microfono commentava gli avvenimenti alternandosi alla musica folk. Accanto a lui i premi.
Combattimento oche
In attesa delle oche alcune bimbe sgusciavano in mezzo alla folla offrendo tranci di torta fatta in casa ma i più circondavano un banchetto dove offrivano grappa.
Combattimento oche
Tirava un ventaccio gelido a Mokrin e decidiamo,  in attesa che la competizione entri nel vivo, di andare al caldo nella casa degli avi di Ilija che si trova poco distante.

Ilija è laureato in letteratura mondiale, profondo conoscitore di antroposofia, che vive in un modo tutto suo e non basterebbe un libro per descriverlo. Ama leggere e vive tra la biblioteca e le sue capre ma ha anche galline, anatre ed un orto. I prodotti che non usa per se li vende al mercato di Kikinda. E' un tipo allegro e comunicativo e per mia fortuna parla diverse lingue tra cui l'italiano. Con noi c'era anche il professore, docente di matematica e studioso di etnologia o forse etnografia e profondo conoscitore della vita contadina. E poi Dragan che il contadino lo fa per davvero e fa anche un'ottima grappa ed insaccati. Ascoltavo i racconti ben piazzato vicino alla stufa alimentata con i torsoli delle pannocchie di mais e sorseggiando grappa.

Questa casa, ormai poco vissuta, è una costruzione antica ed ancora perfettamente integra con ampi ambienti quasi aristocratici nel corpo principale dell'edificio ed un ala decisamente più contadina con una piccola stalla, una rimessa ed un porticato sul retro e poi i campi. Noi ci eravamo accomodati in un cucinotto di servizio al corpo principale, più facile da riscaldare.
Dei racconti afferravo solo il senso generale e qualche parola e di tanto in tanto mia moglie o Ilija mi ragguagliavano con delle brevi sintesi. Parlavano di storia, di popoli, della vita contadina e di tanti piccoli aneddoti. Avrei voluto capire di più. Ero sorpreso ed incuriosito dai contrasti e dalle differenze ma soprattutto dalla loro giovialità ed ospitalità. In poco tempo ero uno del gruppo ed avevo già ricevuto diversi inviti, a pranzo, a cena, o per partecipare alla macellazione del maiale.
Ci interrompe, affacciandosi alla porta, l'uomo che vendeva grappa al banchetto. Aveva finito la sua e chiedeva ad Ilija se ne avesse qualche bottiglia. Purtroppo la grappa di Ilija era troppo alcolica e doveva ancora essere diluita con acqua distillata. Smossi dall'interruzione decidiamo dir tornare dalle oche ed assistere almeno ai combattimenti conclusivi.

Finalmente, dopo tanta attesa, e quasi tutti un po alticci, due gruppi di oche rivali si avvicinano per affrontarsi, sembrano agguerriti, tutti i fotografi sono già in posa, ma sul più bello un gruppo retrocede.
Attendiamo pazienti altri sfidanti. Ed eccoli, è il duello finale. I maschi, affiancati dalle proprie femmine, procedono tronfi verso il piazzale, i due gruppi si studiano, starnazzano, sbattono le ali e si danno qualche beccata finché uno dei due gruppi batte in ritirata.
Combattimento oche
La competizione finisce così senza ne piume ne sangue lasciato sul campo. Tuttavia non sono mancate le critiche degli animalisti ma posso garantirvi: una piacevole giornata anche per le oche.

domenica 28 febbraio 2010

I mobili non ci sono ma di grappa quanta ne vuoi

In Italia non è un problema arredare casa, si trova di tutto, dai magazzini del mobile nelle periferie sino ai negozi più raffinati. Si trovano sanitari, complementi d'arredo, per tutti i gusti e tutte le tasche. Per non parlare degli elettrodomestici che in alcuni casi vengono persino a bussarti alla porta (vedi Folletto).

Qui nella Vojvodina non è così. Non esiste l'industria del mobile e nemmeno l'artigianato spinto. Il livello e quello del fai-da-te. In alcuni magazzini si trovano mobili di gusto terrificante ammassati senza alcun criterio e senza alcuna possibilità di trovarne due vagamente coordinati che possano condividere uno stesso spazio. Una accozzaglia di velluti, finte pelli, plastiche e compensati che sembrano assemblati così, come capitava.
Alcuni mobili, i pezzi forti, sono invece esposti in maniera museale. Se ne stanno li su dei piedistalli probabilmente da decenni.
Dopo aver scandagliato l'intera città e poi quelle vicine e tornando di volta in volta con la coda tra le gambe mi sono reso conto che qui, il vero mercato, è quello dell'usato. Ciò che cerco non si trova, quindi, nei negozi ma nelle ultime pagine dei giornali dove sono riportati gli annunci (oglasi).
In questo paese, infatti, esiste il culto dell'usato. Quasi tutto è usato dalle automobili ai mobili che si tramandano di generazione in generazione.
Tra gli annunci si trovano occasioni incredibili ma bisogna essere lesti perché vengono venduti immediatamente. Con l'indispensabile collaborazione di mia moglie ci siamo messi a telefonare.


Oglasi
Vendo un armadio, un letto, una sedia e grappa...
Vendo un tavolo, un termosifone e grappa di prugne...
Vendo una sedia ed una serpentina per la grappa...

Insomma la grappa c'è sempre ma i mobili erano già tutti venduti. Non ci rimane che aspettare l'Ikea che dovrebbe arrivare a Belgrado all'inizio del prossimo anno.

Per consolarmi dei fallimenti berrò un bicchierino, di grappa naturalmente, che qui non manca mai.

Questi, però, hanno esagerato!!!!

sabato 27 febbraio 2010

Dal dentista di Kikinda: come è andata a finire

La mia saga dal dentista di Kikinda è terminata lo scorso giovedì. Sono uscito dallo studio con un bel sorriso ma prima ho preso appuntamento per il prossimo anno per un controllo e l'igiene. Ho sorriso anche quando ho pagato il conto: poco meno di 200 euro per radiografia panoramica, igiene, una otturazione e due corone; grossomodo la stessa cifra che avrei pagato in Italia ma con uno zero in meno.

Leggendo qua e là in rete ho scoperto che il turismo dentale non è una realtà solo italiana ma un un fenomeno europeo a più livelli. Ognuno ha le sue mete più convenienti. Così se gli italiani vanno in Slovenia, gli sloveni vanno in Crozia ed croati vanno in Serbia. I serbi, ad eccezione dei più abbienti che si possono permettere lo studio privato, vanno alla mutua. Nello studio del mio nuovo dentista passavano politici, avvocati e gasterbaiter. Quest'ultimi normalmente approfittano delle ferie estive per sistemarsi i denti ed in quei periodi gli studi sono davvero affollati.

Da quel che leggevo i prezzi per le cure del turismo dentale sono circa la metà di quelli praticati in Italia perché, oltre alle cure, bisogna mettere in conto il viaggio, la sistemazione e l'assistenza di una traduttrice. Nel mio caso infatti non si trattava di turismo dentale; Kikinda è ormai la mia seconda casa e sono stato trattato da Kikindese.

Quindi tutto bene e per la felicità di tutti non vi stresserò più con questo argomento.



mercoledì 24 febbraio 2010

Viaggio nella Vojvodina e la lingua impossibile

Dicevo che la lingua Serba può essere un problema. Per noi ovviamente, perché loro, incredibile a dirsi, la parlano e si capiscono. Un esempio chiarirà il concetto. Prendiamo la parola STVRDNUT che significa indurito oppure OPSKRBLJEN che significa fornito, assortito. Come vedete è praticamente priva di vocali. Non gli servono! A me invece causa dei crampi alla mandibola.

Stranamente loro, invece, le lingue straniere le imparano con grande facilità, inglese, italiano, tedesco, bulgaro, russo, ungherese. Certo, dopo aver imparato la loro di lingua le altre sono una passeggiata!
Fortunatamente, almeno con l'italiano, gli rimangono indigesti gli articoli e le preposizioni e commettono qualche piccolo scivolone su alcune parole, così mi consolo.

Ci sono poi alcune frasi o parole buffe. Ad esempio: NAS TROJE NA MERDEVINAMA come la tradurreste? Sbagliato! Significa noi tre sulla scala. E poi parole italiane che per loro hanno un significato assai diverso. KURVA, ad esempio significa p***ana. Lo appresi in una vacanza in montagna a sciare. Mia moglie si stava cimentando in un lungo cristiania, ... troppo lungo! Temevo che potesse finire dritta fuori pista e mi misi ad urlare "curva, curva". Lei era scandalizzata.

Un'altra peculiarità della loro lingua è che, salvo alcune eccezioni, tutte le sillabe sono lievemente accentuate. Mentre da noi prevalgono le piane o le sdrucciole. A volte sembra quasi che siano incavolati come quando, in italiano, si parla scandendo le parole.

Ora immaginate tutto questo scritto in cirillico!


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