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domenica 10 marzo 2013

Il burek, se lo provi poi ti manca

Tra i cibi che rappresentano la cucina dei Paesi Balcanici, fra cui Serbia, Crozia, Bosnia, Macedonia, il burek ha certamente un posto di rilievo.

Il mio preferito è quello al formaggio seguito da quello alle ciligie o alle mele ma si trova anche quello alla carne e forse ne esistono con altri ingredienti.

Il burek è uno di quei cibi che lasciano il segno, entra nel DNA, ed è ricordato con nostalgia da chi, da quei paesi, si è trasferito altrove. In Italia non esiste qualcosa di simile ed è impossibile da riprodurre. Forse il segreto sta nella pasta, una sfoglia sottile con la quale infagottano il ripieno per poi cuocerla al forno.


Nel video qui sotto potete ammirare la preparazione del burek, è uno spettacolo. Ricorda un po' i nostri pizzaioli, quelli più acrobatici, ma per il burek la sfoglia di pasta raggiunge le dimensioni di un lenzuolo.


Voi, naturalmente, non provate ad imitarlo perchè se vi dovesse sfuggire la presa potreste avvolgere il vostro partner o un mobile e non so se la pasta si stacca facilmente.

Nelle mie frequenti permanenze in Serbia ho potuto apprezzarlo, come spesso usano da quelle parti, servito con una ciotola di yogurt bianco di pecora. Un accoppiamento inusula per chi, per colazione, ha in mente solo brioche e cappuccino/caffè. All'abbinamento con lo yogurt, comunque, ci si abitua presto, ciò che invece ogni volta mi sorprende sono le porzioni che (spero di non esagerare) facilmente raggiungono i 500gr.

Il burek viene venduto nelle panetterie e in piccoli chioschi specializzati che spesso aprono solo nelle prime ore del mattino. Nei bar è invece raro da trovare, ma i bar, da quelle parti, sono un discorso a parte: sono pensati più per bere che per mangiare.

lunedì 28 marzo 2011

Balcani, alcune novità

Come ormai accade ogni anno eccoci nuovamente a Kikinda, in Serbia a rivedere parenti, amici e a spassarcela un po. Approfitterò anche per andare dal dentista che dopo l'esperienza positiva dell'anno scorso è diventato il mio dentista.

Per chi ha interessi in questa zona dei Balcani vorrei intanto segnalare alcune novità positive.

La prima riguarda la viabilità in Slovenia che è decisamente migliorata. L'autostrada che da Trieste porta a Zagabria è stata ultimata e si viaggia che è una bellezza. Non vi è più quell'interruzione che costringeva su di un lungo tratto di strada statale in corrispondenza del castello di Otocec lungo il fiume Krka. In termini di tempo, questo significa un'oretta di auto in meno.

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

castello di Otocec sul fiume Krka in Slovenia

Foto: il castello di Otocec su una piccola isola del fiume Krka, Slovenia

L'altra novità riguarda invece i documenti. Da giugno 2010 infatti anche in Serbia non è più richiesto il passaporto ed accettano la carta d'identità, una discreta semplificazione.

Il viaggio, da Pisa fino a Kikinda, rimane lungo è faticoso. Procedendo con andatura sostenuta e concedendosi qualche pausa per sgranchirsi le gambe si giunge a destinazione in poco meno di 14 ore e circa 1200 km di strada.

venerdì 12 marzo 2010

Risparmiare sulle telefonate internazionali

Telefonare all'estero con gli operatori convenzionali quali Telecom, Infostrada, etc è estremamente costoso. Esistono fortunatamente alcuni operatori che offrono la possibilità di risparmiare sensibilmente. I miei preferiti sono Telesconto, Salditel e Telefosi. Li consiglio spassionatamente. Naturalmente la mia scelta è legata ai paesi che chiamo più di frequente che sono Serbia e Croazia.

Per telefonare è sufficiente digitare un numero d'accesso (diverso in funzione del paese che si intende chiamare), attendere che l'operatrice ti informi sulla tariffa, digitare il numero del destinatario completo di prefissi e premere cancelletto.

Volendo telefonare dall'Italia in Serbia, da fisso a fisso, con Telecom si spendono 30,98 centesimi di euro alla risposta + 36 centesimi al minuto. Con Telefosi, invece, solo 6 centesimi di euro al minuto.

E' chiaro che per chi telefona raramente all'estero il problema non si pone ma per tutte quelle persone che necessitano di telefonare di frequente il risparmio può essere considerevole. Per 100 telefonate ciascuna di 30 minuti verso la Serbia, con Telecom si spenderebbero 1100 Euro, con Telefosi soltanto 180 Euro. Una bella differenza!

Fate attenzione, comunque, che di tanto in tanto i prezzi vengono aggiornati. Quindi controllate sempre la tariffa più conveniente per la vostra destinazione.

Suggerisco Salditel, Telesconto e Telefosi soprattutto agli stranieri che vivono in Italia e desiderano passare un pò di tempo al telefono (almeno questo!) con i propri cari in santa pace con minor assillo per i costi. Buona conversazione!

Update: Telefosi non è più disponibile. Date un'occhiata anche a EasyCall, in funzione del paese che volete chiamare potrebbe risultare molto conveniente. Per la Serbia (da fisso a fisso) ad esempio le tariffe sono di 6 centesimi di euro al minuto.

martedì 9 marzo 2010

La città di Kikinda e la cucina del Banat

A Kikinda e probabilmente in tutta questa area della Vojvodina (Serbia) chiamata Banat, la cucina ed altri usi risentono di molteplici influenze. Austrica, ungherese, greca, rumena per la vicinanza e la storia che ne ha accomunato le sorti, ma anche turca per via della lunga dominazione di questo popolo che fortunatamente si è fermato nei Balcani senza proseguire in Italia.

Sarma di crauti (Kiseli kupus) con carne affumicata (dimljeno meso)
Sarma di crauti (Kiseli kupus) con carne affumicata (dimljeno meso)
Per chi sopravvive con zucchine lesse e filetti di sogliola qui ingrasserà solo ad annusare il cibo. Hanno il mestolo pesante: zuppe di fagioli con stinco di maiale affumicato, salumi di tutte le sorti, sarme, pite, cevapcici, pljeskavice, cvarci... Il maiale regna sovrano.

otolette di maiale impanate e fritte e cotte in salsa di pomodoro con abbondante aglio (Bacvanske snicle)
Cotolette di maiale impanate e fritte e cotte in salsa di pomodoro con abbondante aglio (Bacvanske snicle)


I cibi in generale sono più genuini e difficilmente si trovano prodotti fuori stagione come pomodori o fragole in pieno inverno.

I cibi in generale sono più genuini e difficilmente si trovano prodotti fuori stagione come pomodori o fragole in pieno inverno.


La produzione è locale e la filiera cortissima. Per la grappa c'è la vicina di casa, per il kajmak la mamma dell'amica e così via sino a riempire frigo e dispensa senza aver messo piede in un supermercato. Non è raro trovare nelle terrazze e cantine trecce di salsicce a stagionare e botti di crauti o sottaceti.

I dolci poi sono delle opere multistrato, con attici, verande, bovindi, decorate ed addobbate in stile Austroungarico. Sono ricche di burro, cioccolato, panna e frutta secca. Ma coesistono con dolci di origine turca come le baklave, dei triangoli di sfoglia ripieni di frutta secca che galleggiano in acqua zuccherata. 

baklave
baklave
Nessun uomo può mangiarne più di una. La prima volta le provai su di un'isola della Croazia. Mia moglie me ne portò un vassoio giusto prima di sciogliere gli ormeggi per un giro in barca a vela. Nelle prime ore di navigazione bevvi una tanica d'acqua da 5 litri.

Così ben farciti di queste bombe caloriche si affrontano le rigide temperature esterne senza problemi, anzi si suda ed è comunque meglio se avete in programma lavori faticoso, tipo spostare delle automobili.

giovedì 4 marzo 2010

A Mokrin la 24-esima edizione del combattimento internazionale di oche

Oggi, alla 24-esima edizione del combattimento internazionale di oche, c'erano più fotografi che spettatori, forse alcune centinaia di individui, oche comprese. Il vento tagliente aveva dissuaso molti che si accontenteranno di leggere dell'evento sui giornali. Un uomo al microfono commentava gli avvenimenti alternandosi alla musica folk. Accanto a lui i premi.
Combattimento oche
In attesa delle oche alcune bimbe sgusciavano in mezzo alla folla offrendo tranci di torta fatta in casa ma i più circondavano un banchetto dove offrivano grappa.
Combattimento oche
Tirava un ventaccio gelido a Mokrin e decidiamo,  in attesa che la competizione entri nel vivo, di andare al caldo nella casa degli avi di Ilija che si trova poco distante.

Ilija è laureato in letteratura mondiale, profondo conoscitore di antroposofia, che vive in un modo tutto suo e non basterebbe un libro per descriverlo. Ama leggere e vive tra la biblioteca e le sue capre ma ha anche galline, anatre ed un orto. I prodotti che non usa per se li vende al mercato di Kikinda. E' un tipo allegro e comunicativo e per mia fortuna parla diverse lingue tra cui l'italiano. Con noi c'era anche il professore, docente di matematica e studioso di etnologia o forse etnografia e profondo conoscitore della vita contadina. E poi Dragan che il contadino lo fa per davvero e fa anche un'ottima grappa ed insaccati. Ascoltavo i racconti ben piazzato vicino alla stufa alimentata con i torsoli delle pannocchie di mais e sorseggiando grappa.

Questa casa, ormai poco vissuta, è una costruzione antica ed ancora perfettamente integra con ampi ambienti quasi aristocratici nel corpo principale dell'edificio ed un ala decisamente più contadina con una piccola stalla, una rimessa ed un porticato sul retro e poi i campi. Noi ci eravamo accomodati in un cucinotto di servizio al corpo principale, più facile da riscaldare.
Dei racconti afferravo solo il senso generale e qualche parola e di tanto in tanto mia moglie o Ilija mi ragguagliavano con delle brevi sintesi. Parlavano di storia, di popoli, della vita contadina e di tanti piccoli aneddoti. Avrei voluto capire di più. Ero sorpreso ed incuriosito dai contrasti e dalle differenze ma soprattutto dalla loro giovialità ed ospitalità. In poco tempo ero uno del gruppo ed avevo già ricevuto diversi inviti, a pranzo, a cena, o per partecipare alla macellazione del maiale.
Ci interrompe, affacciandosi alla porta, l'uomo che vendeva grappa al banchetto. Aveva finito la sua e chiedeva ad Ilija se ne avesse qualche bottiglia. Purtroppo la grappa di Ilija era troppo alcolica e doveva ancora essere diluita con acqua distillata. Smossi dall'interruzione decidiamo dir tornare dalle oche ed assistere almeno ai combattimenti conclusivi.

Finalmente, dopo tanta attesa, e quasi tutti un po alticci, due gruppi di oche rivali si avvicinano per affrontarsi, sembrano agguerriti, tutti i fotografi sono già in posa, ma sul più bello un gruppo retrocede.
Attendiamo pazienti altri sfidanti. Ed eccoli, è il duello finale. I maschi, affiancati dalle proprie femmine, procedono tronfi verso il piazzale, i due gruppi si studiano, starnazzano, sbattono le ali e si danno qualche beccata finché uno dei due gruppi batte in ritirata.
Combattimento oche
La competizione finisce così senza ne piume ne sangue lasciato sul campo. Tuttavia non sono mancate le critiche degli animalisti ma posso garantirvi: una piacevole giornata anche per le oche.

domenica 28 febbraio 2010

I mobili non ci sono ma di grappa quanta ne vuoi

In Italia non è un problema arredare casa, si trova di tutto, dai magazzini del mobile nelle periferie sino ai negozi più raffinati. Si trovano sanitari, complementi d'arredo, per tutti i gusti e tutte le tasche. Per non parlare degli elettrodomestici che in alcuni casi vengono persino a bussarti alla porta (vedi Folletto).

Qui nella Vojvodina non è così. Non esiste l'industria del mobile e nemmeno l'artigianato spinto. Il livello e quello del fai-da-te. In alcuni magazzini si trovano mobili di gusto terrificante ammassati senza alcun criterio e senza alcuna possibilità di trovarne due vagamente coordinati che possano condividere uno stesso spazio. Una accozzaglia di velluti, finte pelli, plastiche e compensati che sembrano assemblati così, come capitava.
Alcuni mobili, i pezzi forti, sono invece esposti in maniera museale. Se ne stanno li su dei piedistalli probabilmente da decenni.
Dopo aver scandagliato l'intera città e poi quelle vicine e tornando di volta in volta con la coda tra le gambe mi sono reso conto che qui, il vero mercato, è quello dell'usato. Ciò che cerco non si trova, quindi, nei negozi ma nelle ultime pagine dei giornali dove sono riportati gli annunci (oglasi).
In questo paese, infatti, esiste il culto dell'usato. Quasi tutto è usato dalle automobili ai mobili che si tramandano di generazione in generazione.
Tra gli annunci si trovano occasioni incredibili ma bisogna essere lesti perché vengono venduti immediatamente. Con l'indispensabile collaborazione di mia moglie ci siamo messi a telefonare.


Oglasi
Vendo un armadio, un letto, una sedia e grappa...
Vendo un tavolo, un termosifone e grappa di prugne...
Vendo una sedia ed una serpentina per la grappa...

Insomma la grappa c'è sempre ma i mobili erano già tutti venduti. Non ci rimane che aspettare l'Ikea che dovrebbe arrivare a Belgrado all'inizio del prossimo anno.

Per consolarmi dei fallimenti berrò un bicchierino, di grappa naturalmente, che qui non manca mai.

Questi, però, hanno esagerato!!!!

sabato 27 febbraio 2010

Dal dentista di Kikinda: come è andata a finire

La mia saga dal dentista di Kikinda è terminata lo scorso giovedì. Sono uscito dallo studio con un bel sorriso ma prima ho preso appuntamento per il prossimo anno per un controllo e l'igiene. Ho sorriso anche quando ho pagato il conto: poco meno di 200 euro per radiografia panoramica, igiene, una otturazione e due corone; grossomodo la stessa cifra che avrei pagato in Italia ma con uno zero in meno.

Leggendo qua e là in rete ho scoperto che il turismo dentale non è una realtà solo italiana ma un un fenomeno europeo a più livelli. Ognuno ha le sue mete più convenienti. Così se gli italiani vanno in Slovenia, gli sloveni vanno in Crozia ed croati vanno in Serbia. I serbi, ad eccezione dei più abbienti che si possono permettere lo studio privato, vanno alla mutua. Nello studio del mio nuovo dentista passavano politici, avvocati e gasterbaiter. Quest'ultimi normalmente approfittano delle ferie estive per sistemarsi i denti ed in quei periodi gli studi sono davvero affollati.

Da quel che leggevo i prezzi per le cure del turismo dentale sono circa la metà di quelli praticati in Italia perché, oltre alle cure, bisogna mettere in conto il viaggio, la sistemazione e l'assistenza di una traduttrice. Nel mio caso infatti non si trattava di turismo dentale; Kikinda è ormai la mia seconda casa e sono stato trattato da Kikindese.

Quindi tutto bene e per la felicità di tutti non vi stresserò più con questo argomento.



mercoledì 24 febbraio 2010

Viaggio nella Vojvodina e la lingua impossibile

Dicevo che la lingua Serba può essere un problema. Per noi ovviamente, perché loro, incredibile a dirsi, la parlano e si capiscono. Un esempio chiarirà il concetto. Prendiamo la parola STVRDNUT che significa indurito oppure OPSKRBLJEN che significa fornito, assortito. Come vedete è praticamente priva di vocali. Non gli servono! A me invece causa dei crampi alla mandibola.

Stranamente loro, invece, le lingue straniere le imparano con grande facilità, inglese, italiano, tedesco, bulgaro, russo, ungherese. Certo, dopo aver imparato la loro di lingua le altre sono una passeggiata!
Fortunatamente, almeno con l'italiano, gli rimangono indigesti gli articoli e le preposizioni e commettono qualche piccolo scivolone su alcune parole, così mi consolo.

Ci sono poi alcune frasi o parole buffe. Ad esempio: NAS TROJE NA MERDEVINAMA come la tradurreste? Sbagliato! Significa noi tre sulla scala. E poi parole italiane che per loro hanno un significato assai diverso. KURVA, ad esempio significa p***ana. Lo appresi in una vacanza in montagna a sciare. Mia moglie si stava cimentando in un lungo cristiania, ... troppo lungo! Temevo che potesse finire dritta fuori pista e mi misi ad urlare "curva, curva". Lei era scandalizzata.

Un'altra peculiarità della loro lingua è che, salvo alcune eccezioni, tutte le sillabe sono lievemente accentuate. Mentre da noi prevalgono le piane o le sdrucciole. A volte sembra quasi che siano incavolati come quando, in italiano, si parla scandendo le parole.

Ora immaginate tutto questo scritto in cirillico!


lunedì 22 febbraio 2010

Ancora dal dentista di Kikinda

Il turismo dentale vive una fase di forte espansione. Criticato dai dentisti nostrani è comunque una concreta possibilità per accedere a cure mediche divenute proibitive per molti cittadini italiani. I paesi dell'est Europa, Ungheria, Romania, Croazia e Serbia sono le mete principali per le cure low cost.

Tutti noi preferiremmo rivolgerci ad un nostro bravo dentista di fiducia con lo studio dietro all'angolo anche se non escluderei la possibilità, potendo contare su medici davvero affidabili, di unire utile, dilettevole ed economico. Ad ogni modo la questione resta assai controversa e trattandosi di una materia delicata della quale non sono un esperto mi limiterò a raccontare come è andata nel mio caso.

Tanto per cominciare non ho aderito a nessun pacchetto turistico/odontoiatrico. Mi trovo semplicemente a Kikinda, nella regione della Vojvodina in Serbia dove è nata mia moglie e stiamo trascorrendo una splendida vacanza. Incontriamo amici, curiosiamo, facciamo la spesa, imparo la lingua, mangiamo, insomma viviamo come si vive da queste parti, dentista compreso.

Avevo già raccontato del primo appuntamento (Il dentista di Kikinda) ed anche della mia visita a Novi Sad per la radiografia panoramica (Visista a Novi Sad e panoramica dentale) che gli mostrai il giorno seguente. In quell'occasione mi descrisse anche le cure di cui avevo bisogno. Naturalmente era presente mia moglie altrimenti sarei stato davvero in difficoltà a comprendere. In sostanza si trattava di incapsulare due denti devitalizzati e ripristinare una otturazione danneggiate. L'appuntamento era fissato alle 10 del giorno seguente per l'igiene, necessaria anche per definire il colore delle capsule.

Al mio vocabolario specifico che al momento comprendeva solo Joj! e Jao! (Ahi!) dovetti aggiungere altre parole indispensabili: otvori, zatvori e isperi (apri, chiudi e risciacqua). Da ora in poi avrei proseguito in totale autonomia, senza la mia guida, che giustamente preferiva starsene dai suoi.

Abituato alle sfiancanti attese dal mio dentista italiano arrivai all'appuntamento alle 10 spaccate. Dentista, assistente e odontotecnica erano già li ad attendermi e mi fecero accomodare direttamente sul seggiolone senza che mi fossi ancora ripreso dal tragitto. Una gocciolina di sudore mi scendeva dalla fronte ma iniziai a tranquillizzarmi guardando la luce che filtrava attraverso la veneziana della finestra di fronte. Per la pulizia utilizzò dapprima la sonda ad ultrasuoni e poi quella fresettina e pasta dal sapore di dentifricio.
Di tanto in tanto mi chiedeva di sciacquare o di aprire la bocca come da programma. Capivo!
Al termine della seduta mi mise in mano uno specchietto perché potessi ammirare il suo capolavoro. Potevo andare e ci saremmo rivisti dopo due giorni.

All'appuntamento successivo arrivai un po prima ma ancora una volta finii subito sul seggiolone. Prima di iniziare la preparazione del dente, mi osservò attentamente. Guardò la lastra più volte e si consultò anche con l'odontotecnica. In alcuni momenti entrambe scrutavano i miei denti e conferivano. Forse si scambiavano impressioni sul modo di lavorare in Italia ma cosa si dicessero realmente rimarrà per me un mistero. Iniziò col farmi una anestesia, attese una decina i minuti e proseguì col trapano. Al termine applicò qualche impasto sul dente che solidificò con quelle luci ultraviolette. A questo punto intervenne l'odontotecnica che mi ficco in bocca quelle sagome in ferro con pasta per prendere il calco dei denti.
Il dentista, l'assistente e poi l'odontotecnica mi hanno trattato con attenzione dedicandomi tutto il tempo necessario. La seduta era conclusa e potevo andare.


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giovedì 18 febbraio 2010

Visita a Novi Sad e panoramica dentale

Chi ha letto il mio post di qualche giorno fa ( Dal dentista di Kikinda ) si ricorderà che in questa mia permanenza nella Vojvodina sono anche alle prese con il dentista. Al primo appuntamento mi aveva prescritto una radiografia panoramica aggiornata. Per questo sarei dovuto andare a Belgrado o a Novi Sad che distano rispettivamente 120 e 105 km da Kikinda dove attualmente soggiorniamo. Abbiamo optato per Novi Sad perché, oltre ad essere un po meno distante, è una città che volevo visitare meglio e poi nella metropoli Belgradese ci saremmo trovati in difficoltà ad orientarci.

Così, ieri, in tarda mattinata, siamo montati in auto e partiti. La temperatura esterna era appena sopra lo zero. Per strada c'erano pochi veicoli ed il solito paesaggio delle pianure infinite. Qualche camion, qualche trattore, qualche auto, qualche cavallo con carretto e qualche bici. Il veicolo più moderno, cavalli a parte, era il mio con soli 12 anni di età. Molte auto, infatti, erano ferme in panne sui margini della strada; qui è una scena tipica!

A dire il vero ci sono anche macchinoni di ultimissima generazione ma prevalgono i carcassoni.

Gli argini sui lati della strada, leggermente depressi, erano delle lingue di ghiaccio che a tratti diventavano devi veri e propri laghi ghiacciati ed i pochi alberi ed arbusti che spuntavano avevano il fusto intrappolato nel ghiaccio.
photo credits: Tihomir Stojanovic
Sui rami spogli stavano appollaiati dei falchi che mi guardavano passare. Lungo il tragitto ho visto poche altre creature a parte una lepre, alcuni gruppetti di cani e degli stormi di corvi neri che si ammassavano a centinaia in alcuni punti della strada per svolazzare via al mio passaggio.

Uno spettacolo un po desolante ma anche affascinante che qui pare essere molto amato e devo confessare che m'incanta anche a me ed ogni tanto mi perdo ad osservare l'immensità di queste pianure innevate. Ci pensa mia moglie, con uno scossone, a riportare la mia attenzione alla guida. Guarda la strada!

A ridosso di Novi Sad, il traffico si fa più intenso e come spesso accade quando si entra in una città con cui si ha scarsa confidenza ho tutte le risorse mentali ed i sensi impegnati a scansionare le strade e la segnaletica, se le avessi tirerei fuori anche le antenne. Arriviamo quasi fino al centro e miracolosamente troviamo parcheggio.

Ci incamminiamo subito verso la piazza principale per toglierci il pensiero della panoramica. Nell'ambulatorio ci accoglie una signora che dopo essersi scambiata una serie di frasi indecifrabili con mia moglie mi preleva con se ed aggeggiando su di una pulsantiera mi sistema la testa al centro di una macchina spaziale. In pochi minuti era già pronta la lastra, prezzo 850 dinari (circa 8,5 euro) ed una qualità ottima.

Per evitare che i pochi fedeli followers di questo blog scappino a gambe levate non ve la mostro. Posso solo dirvi che Alien quando ride è più rassicurante.

Ora siamo liberi di perlustrare le piazze e le viuzze.



Nel primo pomeriggio ci concediamo una pausa in un bel Kafic del centro vicino al teatro.
Ordiniamo due sendwich e due caffè. Vicino a noi una donna distinta con un bel cappello a colbacco è alle prese con una super palacinka farcita e decorata con una mestolata di frutti di bosco e una spolverata di zucchero al velo. La guardo con un po di cupidigia ma decidiamo di andare. Resta il tempo per un ultima perlustrazione della città prima di rincasare anche perché temiamo che possa scendere troppo la temperatura.


Al ritorno, nulla da segnalare, era tutto come prima e c'erano pure i falchi.


mercoledì 10 febbraio 2010

Dal dentista di Kikinda

L'altra mattina ero irrequieto, alle 12 e 15 avevo appuntamento dal dentista. Qui si chiama ZUBAR che mi mette ancora più agitazione. Tra i flash più inquietanti che mi passavano per la testa c'erano quelli dei denti d'oro pakistani ed i dentisti di strada che operano all'aperto nelle vie dell'India o della Cina.

Prima di partire per questo viaggio nei Balcani mi ero anche consultato con il mio dentista in Italia. Mi aveva appena maciullato un dente per la modica cifra di 500 euro facendomi patire per un mese tra attese e nuovi appuntamenti e mi raccomandava un'altro paio di interventi per sistemarmi completamente; preventivo quasi 4000 euro. Indubbiamente mi avrebbe sistemato bene!!!
Gli chiesi allora, avendo premesso che avrei trascorso un lungo periodo nei Balcani, cosa ne pensasse dei dentisti da quelle parti. Lui si mostrò visivamente infastidito tanto che dovetti consolarlo dicendogli che era proprio per la fiducia che riponevo in lui che gli chiedevo un parere e che d'altronde il mio viaggio era improcrastinabile.
A questo punto, ringalluzzito dal complimento, mi confidò che nei Balcani ci sono bravissimi dentisti ma comunque bisogna stare attenti perché in alcuni villaggi...
Mi bastò per convincermi, sarei andato dal migliore e di sicuro non dal veterinario del villaggio.

Giunto nella sala d'attesa mi ero già tranquillizzato, c'erano comode poltroncine, un bel calduccio, un sottofondo di musica lounge e sopratutto non sentivo urla. Ci accolse l'assistente, una ragazza garbata con dei begl'occhioni verdi in una candida tenuta da infermiera. Prima di entrare, anche se sapevo benissimo che si trattava di una prima visita di solo controllo, chiesi a mia moglie, nonché mia guida personale, come si dicesse "Ahi" in serbo-croato. "Joj" o "Jao" mi rispose, potevo farcela ma non ce ne fu bisogno. Il dottore mi analizzo con attenzione, scrutò la lastra e mi suggerì di fare una nuova panoramica perché quella che gli avevo portato era vecchia e sfocata.
Con un sospiro di sollievo ed un sorriso stampato in volto uscii per tornare a casa. Fuori era bellissimo.

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