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martedì 21 febbraio 2012

Le vernici isolanti funzionano davvero?

Molte aziende offrono vernici isolanti o speciali additivi da mischiare con vernici più convenzionali promettendo risultati miracolosi in termini di risparmio energetico. Sostengono che l'applicazioni di queste vernici sulle pareti dell'edificio possa garantire una riduzione del 25% dei costi di riscaldamento ed addirittura il 40% di risparmio sul raffrescamento estivo.

Per rendere il tutto più convincente usano spesso parole come ingredienti segreti, nanotecnologie e polveri ceramiche. Ma sarà vero? E' davvero possibile con una semplice mano di vernice, per quanto speciale, guadagnare una o due Classi Energetiche di efficienza?

L'idea, devo riconoscere, è piuttosto allettante. La riqualificazione energetica di un edificio con le tecniche attuali richiede lavori piuttosto complessi, come l'interposizione di materiali isolanti per le coperture e l'isolamento a cappotto. Quanto sarebbe più semplice risolvere tutto con una verniciata!

Facciamo allora due conti per capire quanto ci si può aspettare da una vernice isolante.

Il flusso di calore specifico (per 1 metro quadro di superficie e 1 grado kelvin di gradiente termico) che attraversa un elemento opaco (parete, etc) coincide con il valore della trasmittanza (U) pari al reciproco della sommatoria delle resistenze dei vari strati di materiali (Ri) e dei coefficienti liminari interni (Rsi) ed esterni (Rse).

U = 1 / (Rsi + R1 + R2 + R3 + Ri + .... + Rse)

Per una parete costituita da intonaco per esterni (3 cm), mattoni forati (30 cm) ed intonaco per interni (2 cm) supponiamoi di ottenre per la trasmittanza il seguente valore:

U = 1 / (Rsi + R1 + R2 + R3 + Rse) = 1,16 m K / W

Supponiamo ora di aggiungere un'ulteriore strato, quello costituito dalla vernice magica. Il problema è determinare la sua resistenza termica Rv anche perché questa informazione non è mai disponibile per questa categoria di prodotti. Dobbiamo fare alcune ipotesi, una sul valore della conduttività del materiale, l'altra sullo spessore delle strato di vernice.
Sappiamo, infatti, che:
R = s / λ  [W / m K]

I migliori materiali isolanti hanno valori di conduttività termica λ molto bassi. La loro efficacia è legata alla presenza di aria intrappolata sotto forma di micro-bolle nei prodotti in schiuma e come sacche d'aria in quelli in fibra. I prodotti commerciali con le migliori caratteristiche isolanti, ed anche i più costosi, sono i materiali in Aerogel di silice con valori bassissimi di conduttività termica di appena 0,016 W/m K.

Per chi non lo sapesse, l'Aerogel è un materiale sintetico poroso derivato da un gel, in cui il componente liquido del gel è sostituito da un gas. Il risultato è un solido leggero come l'aria e con proprietà isolanti eccezionali.

Supponiamo, allora, che anche queste vernici abbiano valori straordinari di conduttività, come quelli a base di Aerogel. Quindi λv = 0,016 W/m K

Per quanto riguarda lo spessore, potremmo ipotizzare che questo sia di alcuni decimi di millimetro (ipotesi generosa dal momento che una vernice ha spessori ben inferiori!).
Supponiamo comunque che lo spessore sia sv = 0,0005 metri (0,5 mm). Risulta quindi che:

Rv = sv / λv = 0,03  W / m K

e di conseguenza la trasmittanza della parete verniciata:

U = 1 / (Rsi + R1 + R2 + R3 + Rv + Rse) = 1,12 m K / W 

Ciò equivale ad un miglioramento delle prestazioni di circa il 3,5% che è ben lontano dai valori promessi.

Per correttezza bisognerebbe tenero conto anche degli apporti solari, che tuttavia, se non cambia il coefficiente di assorbimento della superficie esterna, saranno poco inferiori. Gli apporti solari specifici (per unità di superficie e di irraggiamento), infatti, sono proporzionali a:
α Rse U
dove α è proprio il coefficiente di assorbimento e gli altri termini già li conosciamo.

Gli apporti solari verranno quindi ostacolati maggiormente dalla presenza della vernice. Questo è un male durante la stagione di riscaldamento, ma non incide molto perché l'irraggiamento è poco intenso in quel periodo e le prestazioni energetiche dell'edificio sono dominata dalla trasmissione di calore. Durante la stagione estiva, invece, gioca a favore ed assume anche un ruolo più importante perché l'intensità dell'irraggiamento è elevata, ma il beneficio resta comunque assai modesto.

Per garantire il risparmio energetico promesso, le vernici isolanti dovrebbero avere spessori di circa 4 millimetri (che non è possibile) e valori di conduttività termica straordinariamente bassi (che è poco probabile). Ciò fa supporre che, purtroppo, non siano così miracolose.

Va ricordato che, sempre parlando di Aerogel, è possibile raggiungere valori di conduttività ancora più bassi, sino a 0,004 W/m K. Questi valori, attualmente, sono difficilmente ottenibili nelle applicazioni commerciali, ma chissà se, in un prossimo futuro, ulteriori affinamenti delle tecnologie non possano rendere anche le vernici una buona soluzione per l'isolamento degli edifici.

Per ora le vernici si sono dimostrate efficaci per modificare il coefficiente di assorbimento α delle superfici esterne. I colori chiari, ad esempio, sono adatti per difendersi dal caldo nella stagione estiva (White roof). Ma per questo (per cambiar colore), non serve certo spendere un patrimonio, non vi pare?

sabato 22 gennaio 2011

Funzionamento di una serra solare

La realizzazione di una serra solare può ridurre il fabbisogno di calore di un edificio in modo significativo. Possiamo renderci conto delle potenzialità di questa tecnologia pensando a come si surriscalda l'abitacolo di un'auto esposta al sole. Questo fenomeno, piacevole nei periodi invernali, diventa insopportabile d'estate.
serra solare sistemi passivi apporti solari

Le serre solari infatti devono essere progettate in modo da sfruttare al massimo l'irraggiamento solare nei periodi freddi evitando il surriscaldamento nei periodi estivi. Nella progettazione è necessario pertanto porre tanta attenzione nel regime invernale quanto in quello estivo specie nelle zone climatiche più temperate.

Le serre solari, insieme ad altre tecnologie, fanno parte dei sistemi solari passivi così chiamati in quanto il loro funzionamento non richiede elementi impiantistici ed è garantito dalle sole scelte edilizio-costruttive (orientamento, esposizione, materiali, etc). 

Dal punto di vista realizzativo esistono diverse tipologie di serre solari. Quelle addossate hanno il pregio di consentire un'ampia libertà espressiva dal punto di vista architettonico risultando, al contempo, tra i sistemi più efficienti.

I benefici di una serra solare addossata, dal punto di vista energetico, sono di 3 tipologie: minor dispersione, apporti solari diretti ed apporti solari indiretti.

serra bioclimatica sistemi passivi apporti solari diretti indiretti

Riduzione della dispersione di calore
La minor dispersione è dovuta alla presenza della serra solare che costituisce un'isolamento aggiuntivo dell'edificio riducendo la dispersione di calore dalla parete su cui è addossata.

Questa tipologia di beneficio non è propriamente tipica delle serre solari in quanto la presenza di un qualsiasi ambiente adiacente non riscaldato (rimessa, garage, etc) porta sempre ad una riduzione delle dispersioni. Peraltro, la riduzione delle dispersioni potrebbe anche essere ottenuta isolando meglio la parete. 

Apporti solari diretti
Gli apporti solari diretti sono costituiti dalla frazione di energia solare che penetra direttamente nell'ambiente riscaldato attraverso le superfici vetrate e gli elementi opachi. Sono presenti sia in assenza della serra solare che in sua presenza dal momento che la superficie vetrata della serra lascia passare la radiazione solare.

Apporti solari indiretti
Gli apporti solari indiretti sono costituiti da quella parte dell'energia solare che penetra all'interno della serra ed è assorbita dagli elementi opachi interni alla serra, quali il pavimento, la parete di separazione, etc. Una parte di questo calore intrappolato all'interno della serra verrà ceduto all'ambiente climatizzato.

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La serra solare, contenimento dei consumi ed arricchimento architettonico
Requisiti delle serre solari
Serra solare - calcolo della dispersione di calore e degli apporti solari diretti ed indiretti

venerdì 5 marzo 2010

Contatori di calore per l'ammodernamento dei vecchi impianti centralizzati

Il riscaldamento di molti palazzi di vecchia costruzione, in Serbia, impiega caldaie centralizzate con uno schema d'impianto a colonna e radiatori in serie. Negli appartamenti non è possibile spegnere l'impianto ne impostare alcun tipo di regolazione. Così il riscaldamento è in funzione dalle 6 del mattino sino alle 9 di sera per tutta la lunga stagione invernale. Funziona quando non si è in casa, quando si è in vacanza e funziona anche negli appartamenti non abitati.

Il pagamento dei consumi avviene con il metodo dei millesimo, come avveniva in Italia e forse avviene ancora per alcuni impianti di vecchia concezione. Naturalmente, a causa del clima rigido, le spese per il riscaldamento incidono significativamente sul bilancio delle famiglie e specie in questo periodo che la Serbia è flagellata da un'ondata di aumenti generalizzati, tutti si lamentano. Il reddito medio netto mensile, in questo paese, e di circa 300 euro e nei periodi invernali la metà finisce per pagare le utenze. Ma questa modalità di gestione è anche poco ecologica e non consente la possibilità di razionalizzare i propri consumi.


Le modifiche necessarie per modernizzare queste tipologie d'impianto sono piuttosto devastanti ed onerosa. Tuttavia esistono delle tecnologie che si basano su contatori di calore e centraline elettroniche che permettono, con poche modifiche, il sezionamento dei consumi nei singoli appartamenti ed una sofisticata regolazione dei singoli radiatori.

Le soluzione sono molteplici ed esistono modelli wireless che rendono l'applicazione davvero poco invasiva.

lunedì 18 gennaio 2010

Cucinare con la stufa a legna

Da qualche mese ho iniziato a cucinare con la stufa a legna. Inizialmente è stata un'esigenza perchè ci siamo trovati per alcune settimane senza corrente e senza gas, poi è diventata una scelta. A dir il vero, ora che disponiamo nuovamente dei fornelli funzionanti, la utilizziamo solo in alcune circostanze. Sopratutto per quei cibi che devono cuocere a lungo e lentamente o per quelli solo da riscaldare.

Per il sugo, le minestre, ed ovviamente gli stufa-ti, la stufa batte i fornelli anche perché, proprio grazie alle basse temperature, i cibi non si attaccano al fondo. L'impatto ambientale è pari a zero dal momento che, nella stagione invernale, la stufa è comunque accesa per riscaldare la casa. D'estate invece, l'impatto ambientale sarebbe comunque modesto, visto che la legna è una "rinnovabile" mentre l'impatto su di noi sarebbe devastante!!!

C'è, inoltre, un piccolo risparmio economico. Giusto per farsi un'idea per cucinare 1/2 kg di pasta con sugo di pomodoro si consumano circa 0,10 kg di GPL con una spesa di circa 0,16 euro.

Schema: Potenza e consumo dei fornelli a gas alimentati a GPL.

Nella mia breve esperienza mi sono inoltre reso conto che non tutte le pentole sono altrettanto efficaci. Funzionano meglio quelle con una base ampia in acciaio o ghisa e possibilmente con un bel coperchio.

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La legna come combustibile per il riscaldamento

lunedì 21 settembre 2009

Ladri verdi - un'ombra nefasta su di una idea solare

Forse i tre lettori di questo blog si ricorderanno di un post che scrissi tempo addietro a proposito di una interessante iniziativa del Comune di Peccioli. Si trattava di un impianto fotovoltaico collettivo. Versando una certa quota si poteva partecipare alla realizzazione dell'impianto beneficiando degli introiti dervanti dalla vendita incentivata dell'energia. Un investimento nel solare fotovoltaico che aveva una serie di pregi tra cui quello di evitare fastidiosi iter burocratici, la necessità di un tetto da sacrificare, i lavori, etc.
L'impianto si sviluppava su una vasta area al posto dei più consueti campi di girasoli o mais.
Durante una notte di questa calda estate alcune centinaia di pannelli sono stati rubati. I malvagi dovevano essere ben organizzati perchè i moduli sono pesanti ed ingombranti.
Purtroppo il furto di pannelli stà diventando sempre più frequente. Si tratta di dispositivi costosi che evidentemente hanno un buon mercato.

E' triste doversi ricordare che qui in Italia bisogna fare i conti anche con queste cose. Forse c'era d'aspettarselo e c'è stata anche un pò d'ingenuità. Un impianto di queste proporzioni e di questo valore doveva forse essere sorvegliato magari con telecamere o con un sistema di sorveglianza.

venerdì 26 settembre 2008

La ciabatta ora è anche intelligente

La ciabatta che si è già distinta per aver permesso di collegare ad un unica presa di corrente solitaria vari gruppetti di apparati elettronici, oggi, con rinnovato vigore, si ripropone in una nuova veste: la cibatta intelligente.
Questa, di Hamlet, funziona così: si collega il PC alla presa master e quando si spegne il computer, gli altri dispositivi, collegati alle prese slave, vengono disalimentati.
In questo modo si risparmia energia, che fa bene all'ambiente e alle tasche! Inoltre protegge da sbalzi di tensione e filtra il segnale del telefono.
Intelligente? No!

Nè esistono con timer, telecomandate oltre a quelle, ormai più convenzionali, dotate di un interruttore con LED.
Il loro scopo iniziale di distribuire eneregia a più dispositivi si è evoluto ed oggi offrono la possibilità anche di interrompere l'alimentazione di tutte quelle sanguisughe energivore che circondano PC e TV.
Il risparmio energetico può essere interessante se si pensa che tra stampanti, monitor, modem, access point, videoregistratori, sintoamplificatori, lettori DVD, decoder e telefonini vari può essere richiesta una potenza di un centinaio di watt.
Se si tiene conto che un assorbimento di energia elettrica di 1 watt per un anno ha un costo di quasi 1,75 euro, con un uso ben congeniato di ciabatte si potrebbero spegnere vari dispositivi per buona parte della giornata. Diciamo per il 50% del tempo con un risparmio di 88 euro all'anno.
Se questa attenzione fosse messa in pratica da 20 milioni di famiglie ed uffici risulterebbe anche significativo il risparmio energetico e di potenza impegnata. Si parla di qualche GW di potenza!
Le torri eoliche di Pontedera, raccontate in un mio precedente post, generano una potenza complessiva di 2 MW. Ce ne vorrebbero un migliaio. In pratica tutti assorbiti dai nostri dispositivi in stand-by!

Naturalmente, nel caso di ciabatte con interruttore, ci voglione delle regole ferree in famiglia. Bisogna ricordarsi tutte le sante volte di spegnere l'interruttore mentre quelle intelliggenti lo fanno automaticamente. Inoltre, mi domando, se tutte queste accensioni e spegnimenti non siano deleteree per gli apparati.
Vi mostro ora quest'altra ciabatta della APC. Sembra la ciabatta di un marziano ed è anche (o sopratutto!) un UPS. Non fà risparmiare corrente, anzi ... ma in caso di black-out, alimenta, per qualche ulteriore minuto, il PC oltre che a proteggerlo da sovratensioni.
Anche questa intelligente!

La ciabatta, in conclusione, si è saputa ritagliare un ruolo di spicco. Meriterebbe di essere chiamata almeno multipresa!

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