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sabato 21 gennaio 2012

La caccia ed i proprietari terrieri

C'è un'articolo del Codice Civile che fa imbestialire gli agricoltori ed i proprietari terrieri: l'Articolo 842Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.

E' proprio così, in Italia, i cacciatori possono scorrazzare liberamente nei terreni privati. A nessun altro, salvo alcuni casi particolari, è permesso di violare la proprietà privata, nemmeno per una passeggiata.

Escludere il proprio terreno dai piani faunistici-venatori è pressoché impossibile. Bisognerebbe dimostrarne l'incompatibilità adducendo motivazioni quali l'esigenza di salvaguardia di colture specializzate (a fini sperimentali o di ricerca) o di possibili danni economici, sociali o ambientali derivanti dall'esercizio della caccia. Qualora la domanda di esclusione venisse accettata, nessuno, nemmeno il proprietario, potrà cacciare in quel territorio. A questo link trovate maggiori informazioni per come escludere un terreno dai piani faunistici-venatori.

La legge n. 152 del 11 Febbraio 1992, che disciplina i principi generali della caccia, prevede che per il proprietario del fondo, qualora il suo terreno faccia parte dei piani faunistici-venatori, debba essere previsto un contributo economico con importi variabili in funzione della coltura e destinazione del terreno (mediamente 70 euro ad ettaro). Tale contributo, a quanto ne so, non viene però erogato tanto che la Lega per l'Abolizione della Caccia minaccia una Class Action affinché i proprietari dei fondi ottengano quanto dovutogli. Si parla di cifre stratosferiche.

I proprietari dei fondi, quindi, oltre a dover tollerare il libero accesso dei cacciatori non ricevono il compenso economico previsto. Molti proprietari terrieri, inoltre, sono animalisti convinti che hanno scelto di vivere nella natura e gestiscono i terreni anche per favorire la presenza di animali selvatici e non certo per farli abbattere dai cacciatori.

Il proprietario di un fondo dovrebbe avere completa libertà di gestire i propri terreni. Se lo ritiene opportuno dovrebbe:
  • avere la possibilità di cacciare per contenere eventuali danni alle colture generati dagli animali selvatici. 
  • avere la possibilità di cacciare o di concedere eventualmente l'accesso a cacciatori a fronte di un compenso per garantirsi un ritorno economico in un settore sempre più in difficoltà. 
  • vivere in completa armonia con gli animali selvatici
Recentemente un'integrazione apportata al Piano Regionale Agricolo Forestale (Praf), consentirebbe agli agricoltori toscani l'abbattimento di cinghiali che compromettono le colture qualora, le autorità venatorie, non intervengano entro 48 ore dalla richiesta di intervento.

E' un timido passo verso una maggiore libertà di gestire i propri terreni.



domenica 8 novembre 2009

Caccia al cinghiale - la minaccia della Pseudorabbia

Avvertenza
Se avete programmato cinghiale in umido con polenta per cena, chiudete immediatamente questa pagina.
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Leggo con un pò di apprensione il Tirreno di venerdì 6 Novembre. Parla di Pseudorabbia una malattia virale anche conosciuta come Malattia di Aujeszky che colpisce prevalentemente suini e cinghiali ma anche cani ed alcuni altri animali. Il virus è stato riscontrato su cinghiali nella provincia di Pisa. La preoccupazione tuttavia non è per i cinghiali, ne per gli allevamenti di maiali sottoposti a severi controlli, quanto per i cani da caccia. Per loro la malattia può essere fulminante e facilmente cotraibile attraverso l’ingestione di carni crude infette che gli vengono spesso offerte come ricompensa. Per l'uomo invece non vi è alcun rischio tanto più che il virus viene neutralizzato con la cottura.

La notizia mi ha turbato per innumerevoli motivi. Intanto mi dispiace per i cinghiali che scopro possono essere colpiti da gravi malattie e causare sofferenze. Alcune di queste pregiudicano persino la consumazione di carne. Il ruolo del cacciatore dovrebbe anche essere quello di monitorare lo stato di salute della selvaggina. Credo inoltre che esista la possibilità o l'obbligo di sottoporre a controllo campioni di selvaggina allo scopo di prevenire le principali malattie legate al consumo alimentare delle carni di cinghiali. Mi auguro che questo venga fatto!

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sabato 19 settembre 2009

Domani, 20 settembre, apre la stagione venatoria

Domani, 20 settembre, apre la stagione venatoria che durerà sino al 31 gennaio 2010. Per chi è interessato all'argomento, perchè ama la caccia o perchè la disapprova, suggerisco una visita al sito www.cacciapassione.com dove si trovano molte informazioni utili come ad esempio i calendari, gli orari, le limitazioni, le zone protette, etc.

Per quel che mi riguarda so che mi sveglierò al sorgere del sole per i botti come mi era già successo in occasione della pre-apertura della caccia.
Speriamo che i cacciatori si comportino con giudizio senza farsi prendere dalla bramosia del primo giorno, in fondo potranno cacciare per i prossimi 4 mesi!
Intanto vi riporto alcuni dati. In Italia il numero dei cacciatori è dimezzato in 20 anni e l'età media si è elevata. Ai giovani la caccia in sostanza interessa sempre meno. Le aree dove si può cacciare sono diminuite per effetto dell'urbanizzazione. I due trend, diminuzione cacciatori ed aree di caccia, fan si che la densità dei cacciatori sia pressoché costante.

Forse, un giorno, la caccia sarà solo una manifestazione folcloristica ma per il momento non posso che preoccuparmi per alcuni simpatici conigli selvatici che gironzolano nei paraggi e per una coppia di caprioli che di tanto in tanto sorprendo nella vigna la mattina presto.



Vorrei dirgli di rifugiarsi qui da me che è riserva di caccia ma sono schivi e fifoni ... beh, spero proprio di rivederli!

mercoledì 2 settembre 2009

Oggi - preapertura della stagione venatoria

Stamane mi sono svegliato all'alba per i botti dei cacciatori. La sensazione era di trovarsi in un campo di battaglia ed anche la gazza che è solita frequentare il giardino di casa mi sembrava assai perplessa e preoccupata. Saltellava nervosamente qua e là come per scegliere dove rifugiarsi. Evidentemente non era al corrente che in questa preapertura della stagione venatoria si cacciano solo Merli, Colombacci, Tortore e Storni; gli altri pennuti, salvo errori, possono stare tranquilli.

I toscani sono un popolo di cacciatori e la caccia è anche un grosso business: soldi che entrano nelle casse dei comuni per le licenze, i cani da caccia, le attrezzature (abbigliamento da caccia, fucili, etc). Per qualcuno, i guardiacaccia, è anche un mestiere e poi ci sono i volontari ed i cacciatori.

Botti a parte ci si accorge della presenza dei cacciatori anche dalle jeep posteggiate nei modi più improbabili sui bordi delle stradine e dal guaire dei cani tutti eccitati per l'evento. I cacciatori si notano meno perchè bardati come Rambo.

Sulla caccia ci sono un'infinità di storie.
Un mio amico mi raccontava che nel suo paese un tale aveva catturato un piccolo di cinghiale. Crescendo si comportava come un cane, intelligente ed affettuoso. Poi, raggiunti i 140 kg fece una brutta fine. Un'altro invece teneva un cinghiale ed un maiale che si accoppiavano dando alla luce dei maiali piuttosto pelosi. Per cacciare un muflone bisogna pagare e non poco (circa 1000 euro) mentre all'Elba se cacci un cinghiale, puoi anche cacciare un muflone senza pagare. Che un suo zio per sbaglio sparò al cane ed ancora piange perchè un buon cane da caccia costa quanto un'automobile ... insomma la caccia alimenta anche una certa narrativa popolare.

Allontanandomi da casa per andare al lavoro mi è sembrato di riconoscere sotto la mimetica un paio di contadini che in tempi di pace lavorano le terre da queste parti: uno credo che abbia superato i 90 l'altro è poco più giovane. Spero che abbiano ancora buona vista e polso fermo!

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