martedì 21 giugno 2011

Lavorazioni del terreno - inerbito versus fresato

Per la lavorazione del terreno negli uliveti, nei frutteti e nei vigneti vi sono due possibili approcci:
  • lasciare inerbito
  • fresare il terreno 
La fresatura del terreno è sicuramente la pratica più diffusa e probabilmente è un tipo di lavorazione che continuerà a prevalere perché da discreti risultati, è una consuetudine ormai radicate e, specie per le piccoli realtà rurali, quando si dispone di un attrezzo (in questo caso la fresa) ci si arrangia con quello e difficilmente se ne acquista un'altro. 

vigneto inerbito lavorazione del terreno
Foto: vigneto inerbito appena lavorato con trinciastocchi

Personalmente sono un sostenitore dell'inerbito e non soltanto perché non dispongo di una fresa, la mia è stata una scelta ponderata. Lasciare inerbito presenta tantissimi vantaggi rispetto alla fresatura, almeno qui in Toscana nella zona della Valdera, ma credo che la convenienza di questo tipo di lavorazione possa essere riscontrata anche altrove. Le ragioni principali per preferire questo tipo di lavorazione sono di varia natura:
  • Protezione da erosione e frane. I fenomeni erosivi e franosi sono connessi con la frequenza ed intensità delle precipitazioni. I terreni inerbiti, specie se in pendenza, sono meno soggetti a fenomeni erosivi e franosi in quanto presentano una elevata permeabilità all'acqua, il manto erboso rallenta il deflusso dell'acqua, il suolo risulta più compatto superficialmente ed è trattenuto dalle radici.
  • Protezione dalle escursioni termiche. La presenza del manto erboso si comporta da isolante termico proteggendo le radici delle piante dalle escursioni termiche. Le piante quindi risentono meno dei repentini abbassamenti di temperatura invernali (gelate) e dell'eccessivo riscaldamento estivo.
  • Maggiore permeabilità. La presenza nel manto superficiale di una fitta rete di radici favorisce l'infiltrazione dell'acqua nel terreno. 
  • Miglior equilibrio idrico. La frequente trinciatura dell'erba inoltre crea uno strato superficiale di sostanza organica con effetto pacciamante. Il manto erboso ed i residui della trinciatura proteggono il terreno da un'eccessivo inaridimento mantenendo un tasso di umidità più costante. 
  • Aumento della sostanza organica. Lo strato superficiale dei terreni inerbiti risulta ricco di sostanza organica. Ciò comporta migliori caratteristiche fisiche del terreno e maggiore fertilità microbiologica. Tale aspetto è particolarmente importante nell'agricoltura biologica o naturale che, per quanto riguarda la concimazione, si basa essenzialmente sulla presenza di sostanza organica.
  • Miglior resistenza delle piante. I terreni inerbiti garantiscono una migliore resistenza delle piante alle malattie e allo stress legato a condizioni climatiche.
  • Minor impatto ambientale. La scelta di lasciare inerbito è migliore anche dal punto di vista ecologico. Come già accennato è la pratica più indicata per la coltivazione biologica o naturale riducendo drasticamente l'uso di concimi. Lasciare inerbito, inoltre, favorisce la biodiversità degli ecosistemi delle campagne concedendo dello spazio agli animali e comunque al mantenimento di molte erbe spontanee.
  • Radici fortemente micorrizate. Le radici delle piante coltivate nei terreni inerbiti risultano maggiormente micorrizate. Le radici micorrizate amplificano la capacità della pianta di assorbire nutrienti rendendola più resistente agli stress idrici (aridità) e alle malattie.
Un breve approfondimento. Cosa sono i funghi micorrizi e le radici micorrizate?

funghi micorrizi radici micorrizate olivo ulivo piante piantine
Le radici delle piante, in generale, ospitano dei microrganismi con i quali instaurano un rapporto di collaborazione. Si tratta di funghi simbionti micorrizici che modificano l'apparato radicale formando una nuova struttura, le radici micorrizate. Il micelio fungino sostituisce interamente i peli radicali generando un complesso radice-fungo che amplifica la superficie radicale di circa 600 volte. Estendendo la superficie di scambio suolo-radice le micorrize offrono un aumento della capacità di esplorazione del suolo arrivando anche in zone altrimenti inaccessibili alle radici delle piante non micorrizate.
Come diretta conseguenza dell’amplificazione della superficie radicale, le micorrize garantiscono un’elevata capacità di resistenza agli stress idrici estraendo acqua anche in condizioni di estrema secchezza del suolo. Le radici micorrizate sono inoltre capaci di destrutturare alcuni composti minerali dalla forma insolubile a quella solubile consentendo l'assorbimento di fosforo e azoto.
I funghi micorrizici possono infine ridurre gli effetti e le malattie causati da patogeni fungini rendendo le radici più resistenti a queste avversità.

2 commenti:

  1. Pur possedendo sia la fresa che la vangatrice oltre al trinciasarmenti, anche il mio vigneto è inerbito. Le ragioni della scelta sono più o meno quelle da te elencate. A queste ne aggiungo un'altra: qui la stagione della vendemmia è spesso assai poiovosa e passare coi trattori e carri in un terreno lavorato gonfio di pioggia è impresa scomoda, sporca e talvolta impossibile, specie nei terreni in declivio. Ciò non ostante in romagna prevale ancora la soluzione della fresatura, i sostenitori affermano che con la fresatura si interrompe la continuità capillare del terreno che porta ad una maggiore evaporazione, e che si stimolano le radici ad andare più in profondità in oltre viene sostenuto che l'attività vegetativa del prato sottrae disponibilità idrica alle vigne.
    Si potrebbe parlare a lungo di pro e contro, in realtà ho notato che uno dei motivi dominanti nella scelta del fresato è oltre che tradizionale... estetico. Qui fresano anche i giardini attorno a casa ed un filo d'erba manda nel panico molti agricoltori, un po' come succede a certe casalinghe che sono atterrite da un granello di polvere. Vero è che nei terreni argillosi in estate non è che ci siano dei praticelli simili a quelli degli altipiani alpini ma stoppie bruciaticce e spesso pungenti. :-)

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  2. Ciao Vera, hai completato perfettamente il mio post. A volte mi dimentico che sei un'esperta di questi argomenti (il tuo blog un po mi inganna!).
    Certo che tra camminare sulle stoppie arse dal sole e pungenti e rischiare di slogarsi le caviglie sulle zolle pietrificate c'è solo l'imbarazzo della scelta.
    Un saluto MaxT

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