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sabato 6 dicembre 2014

I paesi più colpiti dalle condizioni climatiche estreme - l'Italia compare tra i paesi più critici

Ormai sappiamo bene dell'esistenza del fenomeno del cambiamento climatico, della sua relazione con l'attività dell'uomo, del carattere planetario della questione e degli effetti (sempre più) spesso catastrofici con cui si manifesta. Ma quali sono le aree che ne risentono maggiormente?
Effetti dei cambiamenti climatici - Global Climate Risk Index
immagine dal Washington post

Se da un lato la questione climatica è considerata una questione planetaria, dall'altro sembra che gli effetti dei cambiamenti climatici non siano omogeneamente distribuiti. Analizzando la mappa elaborata da germanwatch, associazione che si occupa dell'impatto dei cambiamenti climatici, si può notare che in alcune aree del mondo (evidenziate dai colori più scuri) l'incidenza degli eventi catastrofici sia particolarmente elevata.

Effetti dei cambiamenti climatici - Global Climate Risk Index
immagine dal Washington post
In quelle aree di colore marrone scuro sono incluse vaste regioni del sud Asia, l'area caraibica in America centrale e, naturalmente balza agli occhi, la presenza dell'Italia. Certamente non pensavo che ne fosse immune (e come potrei con tutti i disastri che avvengono!) ma sinceramente non pensavo che fosse ai vertici della classifica mondiale.

L'italia con un indice pari a 14 non è distante da paesi come il Bangladesh (con indice 6), ma è molto distante da paesi con valori superiori a 100, come la Libia (144) dove sembra che dei cambiamenti climatici non se ne siano neanche accorti.

Per comprendere meglio questa classifica è bene capire di cosa tiene conto il Global Climate Risk Index. Questo indice misura quali paesi sono stati i più colpiti, in termine di danni diretti, dagli effetti di eventi legati al clima (tempeste, inondazioni, ondate di calore, ecc) nel periodo dal 1994 al 2013. Ai valori più bassi dell'indice corrispondono i paesi più vulnerabili. Non tiene quindi conto dei danni indiretti come ad esempio carestie derivanti da ondate di calore o siccità. Per questo molte aree africane appaiono con colori più chiari. Inoltre non tiene conto di altri fenomeni sempre legati ai cambiamenti climatici come acidificazione o innalzamento del livello del mare ai quali sono più soggette isole e territori bagnati dal mare.

E' interessante inoltre sapere che per alcuni paesi il valore dell'indice, come per le Filippine (5), è da attribuire ad una molteplicità di eventi occorsi nel ventennio esaminato, mentre in altri è da attribuire ad un unico evento. In Birmania, per esempio, il ciclone Nargis nel 2008 causò oltre 95% di tutti i danni subiti dal paese negli ultimi 20 anni.


lunedì 2 maggio 2011

Vivere senza acqua e senza cibo, come una pianta, nutrendosi di energia solare

Si può vivere senza acqua e senza cibo? Un asceta indù di 83 anni, Prahlad Jani, sostiene di si e da 75 anni non tocca più cibo. La sua straordinaria capacità è resa possibile da una tecnica ascetica, il breatharianismo, che il santone sostiene di aver ricevuto come dono da una divinità all'età di 8 anni.

L'uomo è stato anche oggetto di osservazioni da parte del DIPAS, un istituto di ricerca indiano che si interessa di possibili tecniche e metodologie per sopravvivere in condizioni estreme quali guerre e terremoti.

Senza cibo e senza acqua veniva monitorato lo stato psicofisico del santone che a detta dell'equipe di medici che se ne occupava era ottimale. Molti hanno gridato alla bufala, che non è possibile e che l'uomo riceveva visite e forse biscottini sottobanco. Ed anch'io sono un po scettico.

Questa storia fece il giro del mondo già l'anno scorso ma io ne venni a conoscenza solo pochi giorni fa. Mi trovavo in Serbia in compagnia di mia moglie ed un'altra coppia di amici. Questi al rientro da una scampagnata ci invitarono a partecipare ad un breve rituale. Fissare il sole per alcuni secondi e poi chiudere le palpebre. Mi spiegarono che ripetendo questo esercizio con costanza e gradualmente prolungandone la durata ci si può saziare.

A me venne una gran fame ma il tepore del sole fu piacevole! Con grande difficoltà, per via della mia scarsa conoscenza del serbo, appresi comunque che si trattava di una tecnica ascetica che consente di nutrirsi di energia solare, come le piante, senza dover più ricorrere al cibo.

Alla teoria dell'uomo vegetale ci credo poco. Mi convince di più l'idea che sia possibile minimizzare le funzionalità entrando in una sorta di stand-by organico e che soprattutto occorra una grande stoicità. Ma se veramente fosse possibile ridurre le esigenze alimentari si risolverebbero i problemi della malnutrizione ed altre questioni ambientali. L'alimentazione infatti pesa molto sull'ecosistema.

Che si tratti di stato di stand-by o stato vegetale mi sembra in ogni caso qualcosa di molto simile all'annullamento di se stessi.

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