Questa mattina, seguendo un mio stesso consiglio, sono andato allo sportello micologico della ASL di Pontedera (Toscana) per classificare alcuni funghi che avevo raccolto. Mi ha ricevuto un'esperto che dopo aver sistemato i vari esemplari sul tavolo ha iniziato a sfogliare alcuni volumi sui funghi.
Per alcuni l'identificazione è stata sommaria limitandosi ad individuare il genere: Amanita, Mycena, Entoloma e Agaricus. Solo in un caso l'esemplare è stato classificato con precisione. Si trattava di un Pisolithus Arhizus. Un fungo di notevoli dimensioni.
Può raggiungere un diametro di 12 cm ed una altezza di oltre 20. Cresce di frequente nei terreni lavorati nelle campagne e nei prati ed è persistente sviluppandosi nel corso di alcune settimane o forse mesi.
Ecco come appare sezionato a metà in senso longitudinale.
Inutile dirvi che tutti i funghi che ho portato sono risultati non commestibili e cestinati. Su questo i tecnici micologi della ASL sono abbastanza rigidi e molto probabilmente scartano anche funghi eduli ma che non rientrano tra quelli comunemente noti. Condivido completamente questo loro approccio! Ma in realtà il mio intento era principalmente quello di classificarli per approfondire sempre di più l'ecosistema in cui vivo.
Se non fosse stato per una signora che incalzava in sala di attesa con il suo cestino di funghi ignoti avremmo provato ad analizzare le spore dei vari esemplari con il microscopio. In questo modo l'identificazione sarebbe risultata più precisa. Ma dopo la terza volta che si affacciava per vedere a che punto fossimo (o perché ci dessimo una mossa!) le ho ceduto il posto.
Il Pisolithus Arhizus è un fungo orrendo. Non ha l'eleganza di un'amanita muscaria e non è così delicato ed evanescente come la maggior parte dei funghi. Non teme nemmeno i parassiti, come lumache e vermetti, che probabilmente quando lo vedono scappano a gambe levate. Mi ricordo che all'inizio di settembre estirpai due esemplari che crescevano proprio sui lati dell'ingresso del forno a legna a guisa di stemmi araldici. Si erano fatti largo emergendo da sotto la ghiaia. Al posto dei fungacci rampanti mia moglie mise due vasi di gerani. A distanza di un mese sono sempre li, in mezzo ai campi dovi li ho gettati, immutabile nonostante il sole e le piogge. Chissà se qualche inventore non trovi il modo di impiegarli come eco-materiale per l'edilizia!
Per alcuni l'identificazione è stata sommaria limitandosi ad individuare il genere: Amanita, Mycena, Entoloma e Agaricus. Solo in un caso l'esemplare è stato classificato con precisione. Si trattava di un Pisolithus Arhizus. Un fungo di notevoli dimensioni.
Può raggiungere un diametro di 12 cm ed una altezza di oltre 20. Cresce di frequente nei terreni lavorati nelle campagne e nei prati ed è persistente sviluppandosi nel corso di alcune settimane o forse mesi.
Ecco come appare sezionato a metà in senso longitudinale.
Inutile dirvi che tutti i funghi che ho portato sono risultati non commestibili e cestinati. Su questo i tecnici micologi della ASL sono abbastanza rigidi e molto probabilmente scartano anche funghi eduli ma che non rientrano tra quelli comunemente noti. Condivido completamente questo loro approccio! Ma in realtà il mio intento era principalmente quello di classificarli per approfondire sempre di più l'ecosistema in cui vivo.
Se non fosse stato per una signora che incalzava in sala di attesa con il suo cestino di funghi ignoti avremmo provato ad analizzare le spore dei vari esemplari con il microscopio. In questo modo l'identificazione sarebbe risultata più precisa. Ma dopo la terza volta che si affacciava per vedere a che punto fossimo (o perché ci dessimo una mossa!) le ho ceduto il posto.
Il Pisolithus Arhizus è un fungo orrendo. Non ha l'eleganza di un'amanita muscaria e non è così delicato ed evanescente come la maggior parte dei funghi. Non teme nemmeno i parassiti, come lumache e vermetti, che probabilmente quando lo vedono scappano a gambe levate. Mi ricordo che all'inizio di settembre estirpai due esemplari che crescevano proprio sui lati dell'ingresso del forno a legna a guisa di stemmi araldici. Si erano fatti largo emergendo da sotto la ghiaia. Al posto dei fungacci rampanti mia moglie mise due vasi di gerani. A distanza di un mese sono sempre li, in mezzo ai campi dovi li ho gettati, immutabile nonostante il sole e le piogge. Chissà se qualche inventore non trovi il modo di impiegarli come eco-materiale per l'edilizia!

